Bruxismo e serramento: cosa sono e quando diventano un problema?
Ti capita di accorgerti durante la giornata di avere i denti serrati? Oppure qualcuno ti ha riferito che durante la notte digrigni i denti?
Questi comportamenti vengono spesso indicati genericamente con il termine bruxismo, ma non sono tutti uguali. Soprattutto, la loro presenza non significa necessariamente avere una patologia che debba essere trattata.
Per capire quando il bruxismo diventa clinicamente importante è utile distinguere cosa accade, quando accade e quali conseguenze produce.
Serramento e digrignamento non sono la stessa cosa
Quando parliamo di bruxismo possiamo riferirci a comportamenti differenti.
Nel serramento i denti vengono mantenuti a contatto esercitando una certa forza. Nel digrignamento, invece, le arcate dentali si muovono l’una rispetto all’altra mentre i denti rimangono in contatto.
È importante inoltre distinguere ciò che avviene durante la veglia da ciò che accade durante il sonno.
Durante il giorno possiamo, per esempio, mantenere inconsapevolmente la mandibola in tensione o serrare i denti mentre lavoriamo, guidiamo, siamo particolarmente concentrati o attraversiamo un momento di tensione.
Il bruxismo del sonno avviene invece senza controllo volontario ed è legato a meccanismi più complessi che coinvolgono anche la regolazione del sonno.
Per questo serrare i denti durante il giorno e digrignarli durante la notte non sono semplicemente lo stesso fenomeno in due momenti diversi della giornata.
Perché serriamo o digrigniamo i denti?
Non esiste una singola causa capace di spiegare tutti i casi di bruxismo.
Durante la veglia possono contribuire abitudini comportamentali, concentrazione, stato emotivo e situazioni di tensione. Alcuni comportamenti possono diventare progressivamente automatici, tanto che spesso ci accorgiamo di serrare i denti soltanto quando iniziamo deliberatamente a prestarci attenzione.
Nel bruxismo del sonno entrano in gioco meccanismi differenti e possono contribuire diversi fattori individuali, comportamentali o farmacologici.
Anche i contatti tra i denti e l’occlusione partecipano naturalmente alla biomeccanica della mandibola, ma sarebbe semplicistico attribuire automaticamente il bruxismo al fatto che “i denti chiudono male”.
Allo stesso modo, nemmeno lo stress rappresenta una spiegazione universale.
Il bruxismo è sempre una patologia?
No.
Questo è probabilmente uno degli aspetti più importanti da comprendere.
La presenza di serramento o digrignamento non significa automaticamente che esista qualcosa da curare.
Il nostro organismo è continuamente sottoposto a carichi e possiede una notevole capacità di adattamento. Il problema diventa clinicamente rilevante soprattutto quando frequenza, intensità e caratteristiche del comportamento producono conseguenze che quella persona non riesce più a tollerare adeguatamente.
Per questo due persone con comportamenti apparentemente simili possono presentare situazioni completamente differenti.
Quali problemi può provocare?
Quando il carico diventa significativo, le conseguenze possono interessare strutture diverse.
A livello dentale possono comparire usura dei denti, sovraccarico o danneggiamento di restauri e protesi.
A livello muscolare possono essere presenti affaticamento, tensione o dolore dei muscoli masticatori, soprattutto massetere e temporale.
In alcuni pazienti possono inoltre essere presenti sintomi dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM) o cefalea.
Questo non significa, però, che la presenza di dolore mandibolare, cefalea o disturbi dell’ATM dimostri automaticamente che il bruxismo ne sia la causa. Anche in questo caso è necessario interpretare il sintomo all’interno del quadro complessivo della persona.
Serramento durante il giorno: il primo passo è accorgersene
Nel bruxismo durante la veglia abbiamo un vantaggio importante: possiamo imparare a riconoscere il comportamento mentre sta avvenendo.
Molte persone scoprono di mantenere frequentemente i denti serrati soltanto dopo aver iniziato a controllarsi durante la giornata.
Possono essere utili strategie molto semplici: un promemoria sul telefono, una vibrazione dello smartwatch o un piccolo segnale visivo sulla scrivania possono ricordarci periodicamente di verificare cosa stiamo facendo con mandibola e denti.
La domanda può essere semplicemente:
“In questo momento sto stringendo i denti?”
Una volta riconosciuto il comportamento è possibile lavorare progressivamente sulla sua modifica, sulle situazioni che lo favoriscono e, quando indicato, utilizzare strategie di rilassamento e gestione della tensione.
L’obiettivo non è genericamente “rilassarsi”, ma diventare consapevoli di un comportamento automatico e imparare progressivamente a modificarlo.
Bruxismo notturno: cosa cambia?
Durante il sonno la situazione è differente, perché non possiamo controllare volontariamente ciò che facciamo.
Quando il bruxismo notturno produce conseguenze significative può quindi essere indicata una valutazione specifica, anche odontoiatrica, per comprendere quali strutture siano sottoposte a carico e quali strategie siano appropriate.
In alcuni casi può essere indicato l’utilizzo di un dispositivo intraorale, comunemente chiamato bite.
È però importante distinguere due obiettivi differenti:
proteggere denti e strutture dagli effetti del bruxismo non significa necessariamente eliminare il bruxismo stesso.
Per questo anche il bite dovrebbe essere utilizzato quando esiste un’indicazione precisa, evitando di considerarlo automaticamente la soluzione per qualsiasi persona che serra o digrigna i denti.
Quando è utile una valutazione?
Una valutazione può essere particolarmente utile quando serramento o digrignamento si accompagnano a dolore mandibolare persistente, affaticamento della muscolatura masticatoria, difficoltà durante la funzione, disturbi dell’ATM oppure evidenti conseguenze sui denti o sui restauri.
L’obiettivo non è semplicemente stabilire se una persona sia o meno “bruxista”.
È molto più utile cercare di comprendere:
Quale comportamento è presente?
Avviene durante la veglia, durante il sonno o in entrambi i momenti?
Quali conseguenze sta producendo?
Esiste realmente qualcosa che dobbiamo trattare o proteggere?
Da queste informazioni dipende la scelta della strategia più appropriata e, quando necessario, la collaborazione tra fisioterapista, odontoiatra e altri professionisti.
In sintesi
Bruxismo, serramento e digrignamento sono termini spesso utilizzati come sinonimi, ma descrivono fenomeni che meritano di essere distinti.
La presenza del comportamento, da sola, non equivale necessariamente a una patologia.
Quando compaiono sintomi o conseguenze, invece, diventa importante capire quale forma di bruxismo sia presente e quale ruolo abbia realmente nel problema della persona.
Perché, ancora una volta, non dobbiamo necessariamente correggere tutto ciò che è diverso da un ideale teorico: dobbiamo capire quando il sistema non riesce più a gestire adeguatamente ciò che gli stiamo chiedendo.