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Cifosi: quando è normale e quando va valutata

Cifosi: cos’è, quando diventa un problema e cosa possiamo fare

Quando osserviamo una persona di lato, la sua colonna vertebrale non è diritta.

Presenta alcune curve fisiologiche: una lordosi nella zona cervicale, una cifosi nella zona dorsale e una lordosi nella zona lombare.

Avere una cifosi, quindi, è assolutamente normale.

Il problema non è la presenza della curva, ma capire quanto è accentuata, quanto è rigida, perché ha quella forma e se sta realmente creando un problema.

Quando parliamo di ipercifosi?

Con il termine ipercifosi descriviamo generalmente una curva dorsale più accentuata rispetto a quella considerata fisiologica.

La sua valutazione, però, non dovrebbe ridursi a un numero.

L’angolo della cifosi può essere misurato radiograficamente attraverso il metodo di Cobb. In letteratura vengono spesso utilizzati valori indicativi intorno ai 20–45° per descrivere l’intervallo fisiologico, ma non esiste un confine universale capace di separare automaticamente una colonna “normale” da una patologica.

La cifosi, inoltre, cambia con l’età e presenta una notevole variabilità individuale.

Per questo una buona valutazione deve considerare insieme misura, età, struttura vertebrale, flessibilità della curva, sintomi e funzione.

Non tutte le cifosi sono uguali

Due persone possono apparire entrambe molto curve e avere situazioni completamente differenti.

In alcuni casi la deformità è prevalentemente flessibile: la persona riesce a correggersi almeno parzialmente quando modifica volontariamente la posizione.

In altri casi la curva è più rigida o strutturata e la possibilità di correzione è minore.

Durante la crescita, per esempio, può comparire la cifosi di Scheuermann, caratterizzata da modificazioni strutturali delle vertebre.

Nell’adulto e soprattutto nell’anziano possono invece contribuire modificazioni degenerative, perdita progressiva di mobilità e, in presenza di fragilità ossea, eventuali cedimenti vertebrali.

Esistono inoltre forme secondarie ad altre condizioni.

Questa distinzione è fondamentale perché determina anche quanto possiamo realisticamente modificare la forma della colonna.

Perché una cifosi può accentuarsi?

Non esiste una sola causa.

Possono contribuire:

  • caratteristiche strutturali della colonna;
  • crescita e sviluppo;
  • rigidità della colonna toracica e della gabbia toracica;
  • ridotta forza o resistenza muscolare;
  • scarso controllo motorio;
  • difficoltà nell’autocorrezione;
  • abitudini mantenute nel tempo;
  • cambiamenti legati all’età.

E spesso diversi fattori sono presenti contemporaneamente.

È proprio per questo che limitarsi a dire “devi stare più dritto” serve a poco.

Se una persona non possiede la mobilità necessaria per raggiungere una determinata posizione, oppure riesce a raggiungerla ma non possiede forza e resistenza sufficienti per controllarla, ricordarle continuamente di correggersi non risolve il problema.

Come si valuta la cifosi?

Quando necessario, la radiografia permette di studiare la struttura vertebrale e misurare la curva attraverso l’angolo di Cobb.

Ma la valutazione clinica può fornire molte altre informazioni.

Possiamo misurare la forma della colonna, valutarne la mobilità, osservare quanto la persona riesca a correggersi attivamente e capire quali fattori contribuiscano maggiormente alla postura che osserviamo.

Esistono diversi strumenti per la misurazione clinica, come inclinometri, cifometri e arcometri.

Il punto, però, non è ottenere semplicemente un numero.

La domanda realmente utile è:

questa curva è modificabile? E, se lo è, che cosa ne limita maggiormente la correzione?

Tre grandi componenti modificabili

Dal punto di vista riabilitativo possiamo semplificare il problema individuando tre grandi aree sulle quali lavorare:

RIGIDITÀ → DEBOLEZZA → CONTROLLO POSTURALE

Non sono categorie separate. Nella stessa persona possono coesistere in proporzioni differenti.

Individuarle permette però di costruire un programma molto più specifico rispetto a una generica serie di esercizi “per la postura”.

1. Mobilità

Una colonna rigida difficilmente può assumere una posizione che non possiede.

Per questo, quando la mobilità è ridotta, una parte del trattamento può essere dedicata al recupero del movimento della colonna toracica e dei distretti collegati.

Non significa semplicemente fare stretching.

La mobilità della regione dorsale dipende dall’interazione tra vertebre, coste, gabbia toracica e regioni adiacenti.

L’obiettivo è recuperare la quantità di movimento necessaria per permettere alla persona di raggiungere posizioni che successivamente dovrà imparare a controllare.

2. Forza e resistenza

Possedere una posizione non significa essere capaci di mantenerla.

In alcune persone il problema principale non è la rigidità, ma la difficoltà nel produrre o mantenere nel tempo il lavoro muscolare necessario.

Il programma può quindi comprendere esercizi destinati alla muscolatura estensoria e agli altri gruppi muscolari coinvolti nel controllo del tronco e della cintura scapolare.

Anche in questo caso, però, parlare genericamente di “rinforzare la schiena” è troppo semplicistico.

Carico, difficoltà e volume devono essere progressivi e adeguati alle capacità della persona.

3. Controllo posturale e autocorrezione

Esiste infine una terza situazione.

La persona possiede mobilità e forza sufficienti, ma utilizza poco quelle capacità durante le attività quotidiane.

Qui diventa importante imparare a riconoscere, raggiungere e controllare attivamente una posizione differente.

L’obiettivo non è vivere rigidi cercando continuamente la fantomatica “postura perfetta”.

È piuttosto aumentare le possibilità di movimento e rendere la persona capace di modificare la propria posizione quando necessario.

Una buona postura non dovrebbe essere una posizione obbligatoria. Dovrebbe essere una possibilità tra molte.

Quanto può cambiare realmente una cifosi?

Dipende soprattutto da che cosa determina quella curva.

Una componente prevalentemente posturale e flessibile può avere margini di modificazione importanti.

Una cifosi strutturata presenta invece limiti anatomici maggiori. In questo caso l’obiettivo del trattamento non deve necessariamente essere quello di “raddrizzare la colonna”, ma può diventare migliorare mobilità disponibile, capacità muscolare, funzione, controllo e gestione degli eventuali sintomi.

Questo è un punto importante perché evita di promettere risultati che l’anatomia non permette.

L’esercizio può modificare molto ciò che una persona sa fare con il proprio corpo, anche quando non può modificare completamente la struttura del corpo stesso.

Quando è opportuno approfondire?

Una cifosi accentuata non rappresenta automaticamente un problema medico.

Esistono però situazioni nelle quali è opportuno approfondire, soprattutto in presenza di:

  • deformità importante o chiaramente progressiva durante la crescita;
  • cambiamento evidente della forma della colonna;
  • dolore importante o con caratteristiche insolite;
  • comparsa della deformità dopo un trauma;
  • sospetto di cedimento vertebrale, soprattutto in presenza di fragilità ossea.

In queste situazioni può essere indicata una valutazione medica ed eventualmente un approfondimento diagnostico.

In conclusione

La cifosi non è qualcosa che dobbiamo automaticamente correggere: è una normale curva della colonna vertebrale.

Quando diventa particolarmente accentuata, rigida, sintomatica o progressiva, però, vale la pena comprenderne le caratteristiche.

Possiamo misurarla.
Possiamo valutarne la flessibilità.
Possiamo studiare i fattori che contribuiscono alla sua forma.

E soprattutto possiamo capire quali componenti siano realmente modificabili.

Il trattamento diventa così molto più preciso: recuperare mobilità quando manca mobilità, sviluppare forza e resistenza quando sono insufficienti e migliorare controllo e autocorrezione quando il corpo possiede già le capacità necessarie ma non riesce ancora a utilizzarle efficacemente.

Non si tratta semplicemente di “stare più dritti”.

Si tratta di capire perché quella colonna assume quella forma e quali capacità possiamo concretamente migliorare.

Studio di Fisioterapia e Osteopatia - Lorenzo Patriarca
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