Le cefalee: tutto quello che si deve conoscere.
Cefalea ed emicrania: capire il mal di testa per gestirlo meglio
Il mal di testa è estremamente comune, ma questo non significa che sia sempre semplice da comprendere.
“Mal di testa” descrive un sintomo, non una diagnosi.
Esistono forme diverse di cefalea, con caratteristiche e meccanismi differenti. Tra queste, l’emicrania è una vera e propria condizione neurologica, nella quale entrano in gioco predisposizione individuale, funzionamento del sistema nervoso e numerosi fattori capaci di modificare la probabilità che si sviluppi un attacco.
Capire questi meccanismi è utile soprattutto per un motivo: permette di abbandonare molte spiegazioni semplicistiche e concentrarsi su ciò che possiamo realmente fare.
In questa pagina raccogliamo i concetti principali della serie video “Capire la cefalea”. Per ogni argomento puoi trovare anche il relativo video di approfondimento sul canale YouTube.
In fondo all’articolo troverai il link al primo video della playlist, da quello potrai ricondurti a tutti gli altri.
1. Non tutti i mal di testa sono uguali
La prima distinzione importante è tra cefalee primarie e secondarie.
Nelle cefalee primarie, come emicrania, cefalea tensiva e cefalea a grappolo, il mal di testa rappresenta il problema principale.
Nelle cefalee secondarie, invece, il dolore è conseguenza di un’altra condizione.
Nella grande maggioranza dei casi il mal di testa non nasconde una patologia grave. Esistono però alcune caratteristiche, definite spesso red flags, che rendono opportuna una valutazione medica.
Un dolore improvviso e violentissimo, un mal di testa completamente nuovo, la comparsa di sintomi neurologici insoliti o un cambiamento importante rispetto al proprio quadro abituale sono esempi di situazioni che meritano attenzione.
Approfondisci nel video: Cos’è davvero il mal di testa?
2. L’emicrania non è semplicemente “mal di testa forte”
L’emicrania è una condizione neurologica complessa.
Il dolore è soltanto una parte dell’attacco.
Possono comparire nausea, fastidio per luce, rumori o odori, difficoltà di concentrazione, stanchezza e numerosi altri sintomi. In alcune persone compare anche l’aura, caratterizzata più frequentemente da disturbi visivi, ma non solo.
Inoltre, l’attacco può iniziare molto prima della comparsa del dolore.
Questo aiuta a comprendere perché alcuni fenomeni che interpretiamo come cause dell’emicrania possano essere, in realtà, manifestazioni precoci dell’attacco stesso.
Approfondisci nel video: Emicrania, aura e depressione corticale propagata
3. Da dove arriva il dolore?
Il tessuto cerebrale non possiede recettori capaci di generare direttamente la sensazione dolorosa.
Nel dolore emicranico assume invece un ruolo fondamentale il sistema trigemino-vascolare, una rete che coinvolge il nervo trigemino, le meningi, i vasi e diverse strutture del sistema nervoso centrale.
Durante un attacco vengono liberate diverse sostanze coinvolte nella trasmissione e modulazione del dolore. Tra queste troviamo il CGRP, diventato particolarmente importante anche perché oggi rappresenta il bersaglio di alcuni farmaci specifici per l’emicrania.
L’emicrania, quindi, non può essere ridotta semplicemente a un problema dei vasi sanguigni o alla “tensione dei muscoli”.
Approfondisci nel video: Il sistema trigemino-vascolare e il dolore dell’emicrania
4. Perché alcune persone soffrono di emicrania?
Non abbiamo tutti la stessa probabilità di sviluppare un attacco.
Nell’emicrania esiste una predisposizione, in parte genetica, che influenza il modo in cui il sistema nervoso risponde agli stimoli e mantiene il proprio equilibrio.
Possiamo immaginare una sorta di soglia.
In alcuni momenti il sistema è particolarmente stabile e può tollerare numerose sollecitazioni senza sviluppare un attacco. In altri periodi quella stessa persona può essere più vulnerabile.
Questo permette di comprendere un fenomeno apparentemente strano: qualcosa può essere associato all’emicrania una volta e non provocare assolutamente nulla la volta successiva.
Approfondisci nel video: Predisposizione, sensibilità e soglia dell’emicrania
5. Trigger: trovare il colpevole non è così semplice
Stress, poco sonno, alcuni alimenti, ciclo mestruale, digiuno, luci intense, cambiamenti climatici.
L’elenco dei possibili trigger dell’emicrania è enorme.
Ma associazione non significa necessariamente causa.
Un fattore può contribuire ad aumentare la probabilità di un attacco senza essere sufficiente, da solo, a provocarlo.
Inoltre alcuni presunti trigger potrebbero essere conseguenze delle prime fasi dell’attacco.
Un esempio interessante riguarda il desiderio di determinati alimenti: se compare voglia di cioccolato, mangiamo cioccolato e successivamente arriva l’emicrania, è spontaneo attribuirgli la colpa. Ma quel desiderio potrebbe essere stato già parte della fase iniziale dell’attacco.
Per questo cercare ossessivamente di eliminare ogni possibile trigger rischia di rendere la vita sempre più complicata senza necessariamente migliorare il controllo dell’emicrania.
Approfondisci nel video: Emicrania: chi è davvero il colpevole?
6. Cefalea tensiva, emicrania e altre forme di cefalea
Non tutti i mal di testa sono emicrania.
La cefalea di tipo tensivo è molto comune e presenta generalmente caratteristiche differenti. Esistono poi altre cefalee primarie, come la cefalea a grappolo, molto meno frequente ma con caratteristiche particolari.
Nella realtà, però, i confini non sono sempre così ordinati come nei libri.
La stessa persona può presentare caratteristiche differenti nel tempo e alcuni sintomi possono sovrapporsi.
Per questo una corretta classificazione del mal di testa è importante prima di decidere come affrontarlo.
Approfondisci nel video: Cefalea tensiva, emicrania e altre cefalee
7. Cosa possiamo fare per ridurre gli attacchi?
Non possiamo modificare la nostra genetica.
Possiamo però intervenire su molti fattori che influenzano il funzionamento del nostro organismo.
Sonno regolare, attività fisica, alimentazione adeguata, idratazione, gestione dei carichi e capacità di recuperopossono contribuire alla prevenzione.
Questo non significa vivere secondo regole rigidissime.
Una notte dormiremo male. Ci saranno settimane più stressanti. Vacanze, malattie, lavoro e imprevisti modificheranno inevitabilmente le nostre abitudini.
L’obiettivo non è costruire una vita perfetta per evitare l’emicrania.
È rendere il nostro organismo progressivamente più capace di affrontare le variazioni e recuperare.
Anche l’attività fisica regolare può rappresentare una componente importante della prevenzione e dovrebbe essere scelta e dosata in modo da poter essere mantenuta nel tempo.
Approfondisci nel video: Come ridurre la probabilità degli attacchi
8. E il collo? Può provocare mal di testa?
Dolore cervicale e mal di testa sono spesso associati.
Ma avere male al collo durante un attacco non significa automaticamente che il collo ne sia la causa.
Le informazioni provenienti dalla regione cervicale e quelle provenienti dal trigemino convergono in aree del sistema nervoso strettamente collegate. Questo contribuisce a spiegare perché dolore cervicale ed emicrania possano presentarsi insieme.
Esistono anche forme di mal di testa nelle quali il rachide cervicale ha un ruolo causale più diretto.
La fisioterapia può quindi essere utile in pazienti selezionati, soprattutto quando sono presenti problemi cervicali associati, ma non esiste una “vertebra fuori posto” da rimettere in sede né un trattamento manuale capace di correggere genericamente l’emicrania.
Il punto fondamentale è capire quando il collo è parte del problema e quale ruolo sta realmente svolgendo.
Approfondisci nel video: Cefalea, cervicale e fisioterapia
9. Il diario della cefalea: pochi dati, ma utili
Ricordare con precisione quanti attacchi abbiamo avuto negli ultimi mesi è sorprendentemente difficile.
Un diario della cefalea può aiutare a registrare frequenza, durata e intensità degli episodi, farmaci utilizzati ed eventuali elementi particolarmente rilevanti.
È utile per la persona, ma anche per il professionista che deve valutare l’andamento della cefalea e l’efficacia di un trattamento.
Il diario, però, non dovrebbe trasformarsi nella ricerca quotidiana di una spiegazione per ogni singolo attacco.
Lo scopo è raccogliere informazioni, non trovare necessariamente un colpevole.
Approfondisci nel video: Come utilizzare il diario della cefalea
10. I farmaci: interrompere un attacco o prevenirlo
Negli ultimi decenni la comprensione dell’emicrania è cambiata profondamente e con essa sono cambiate anche le terapie.
Accanto ai farmaci utilizzati da tempo sono comparsi trattamenti più specifici, come triptani, anticorpi monoclonali diretti contro il sistema CGRP, gepanti e ditani.
Ma esiste soprattutto una distinzione fondamentale.
I farmaci sintomatici cercano di interrompere un attacco già iniziato.
I trattamenti preventivi cercano invece di ridurre la probabilità e la frequenza degli attacchi.
Non esiste semplicemente il farmaco “più potente” o “più moderno”. La scelta dipende dalle caratteristiche della persona, dalla frequenza degli attacchi, dalle altre condizioni presenti, dai trattamenti già provati e dagli eventuali effetti indesiderati.
Anche l’uso eccessivamente frequente di alcuni farmaci per gli attacchi può contribuire al mantenimento del mal di testa. Per questo la terapia deve essere gestita insieme al medico.
Approfondisci nel video: I farmaci per l’emicrania: come siamo arrivati alle terapie moderne
11. Ormoni ed emicrania
L’emicrania è più frequente nelle donne e gli ormoni sessuali, in particolare le variazioni degli estrogeni, possono influenzare la probabilità che si sviluppi un attacco.
Questo aiuta a spiegare perché l’emicrania possa cambiare durante il ciclo mestruale e nelle diverse fasi della vita.
Gli ormoni, però, non sono semplicemente un interruttore che accende o spegne l’emicrania.
Anche in questo caso interagiscono con la predisposizione individuale e con lo stato complessivo del sistema nervoso.
Approfondisci nel video: Ormoni ed emicrania: perché sono collegati?
Non cercare una singola causa. Cerca di capire il sistema.
Uno dei messaggi più importanti di tutto questo percorso è probabilmente anche il più semplice.
Quando soffriamo di mal di testa tendiamo naturalmente a chiederci:
“Che cosa me lo ha provocato?”
A volte una risposta esiste.
Molto spesso, soprattutto nell’emicrania, la realtà è più complessa.
Predisposizione, sonno, stress, recupero, attività fisica, variazioni ormonali, alimentazione, farmaci e numerosi altri fattori possono interagire modificando continuamente la probabilità che si sviluppi un attacco.
Per questo l’obiettivo non dovrebbe essere eliminare dalla propria vita ogni possibile stimolo.
Dovrebbe essere conoscere il proprio mal di testa, riconoscere ciò che è realmente importante e intervenire sui fattori modificabili senza trasformare la prevenzione in una nuova fonte di preoccupazione.
Comprendere ciò che succede non elimina automaticamente l’emicrania.
Ma permette di affrontarla con strumenti migliori, fare scelte più consapevoli e sapere quando è necessario chiedere aiuto.
Questa pagina ha finalità divulgative e non sostituisce una valutazione medica. In presenza di un mal di testa nuovo, insolito, improvviso o associato a sintomi neurologici o sistemici è indicato rivolgersi a un medico.